Archivio storico comunale di Corridonia
Profilo storico dell'Archivio comunale di Corridonia
Sezione preunitaria 1152 – 1859
inventario a cura di Arianna Franceschini
L’attuale denominazione del Comune nasce nel 1931 ed è ispirata a Filippo Corridoni, sindacalista ed eroe della prima guerra mondiale. Prima di questa data il Comune ha conosciuto altre due denominazioni. La prima, che si riferisce all’agglomerato urbano attuale, compare a partire dal 1115 ed è quella di Monte dell’olmo o Montolmo, dovuta all’olmo piantato nei pressi della chiesa di S. Francesco. Nel 1851 la cittadina ottenne dal Papa Pio IX il riconoscimento di Civitas e l’ufficializzazione della denominazione di Pausula (nome dell’insediamento romano del sottostante territorio di S. Claudio nella piana del Chienti).
Il Comune, dotato con certezza di norme e statuti già dal 1219 (come risulta dalla pergamena n. 2 qui conservata), dapprima fu sottoposto alla giurisdizione del vescovo di Fermo, poi lentamente se ne svincolò grazie a patti e alleanze con i paesi vicini.
Riuscì ad attraversare il periodo delle guerre tra papato e impero restando fedele all’autorità papale e lentamente prosperando soprattutto nel commercio e nell’agricoltura.
L’invasione e la dominazione di Francesco Sforza nel 1433 ne determinarono la decadenza e soltanto una decina d’anni più tardi la città tornò sotto l’orbita del potere papale, senza però raggiungere l’antica prosperità.
I due secoli successivi furono altrettanto difficili anche a causa della pestilenza del 1591 e del terremoto del 1703. Il Comune subì poi l’invasione francese, che contribuì anch’essa al suo impoverimento con le requisizioni e tasse imposte.
Soltanto con la Restaurazione si cominciò a porre mano ad interventi migliorativi come la costruzione della prima strada di circonvallazione, l’illuminazione pubblica, la fondazione di scuole ed educandati.
Sull’onda di questi miglioramenti si fece strada l’istanza che portò al breve di Pio IX, che riconosceva al Comune il privilegio di Città e ufficializzava la nuova denominazione Pausula.
Bibliografia essenziale
Per una bibliografia sulla storia della città si vedano:
P.P. Bartolazzi, Montolmo (oggi Pausola). Sua origine, incrementi e decadenza nel Medio Evo e nel Cinquecento, Pausula, Crocetti, 1887;
Tommaso Valenti, Francesco Sforza e il Comune di Monte dell’Olmo, in: Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche, serie IV, Vol. II, fasc. II;
Lodovico Zdekauer, Sugli statuti più antichi di Montolmo, Roma 1909;
Wolfgang Hagemann, Studi e documenti per la storia delle Marche nel periodo degli Staufer, Corridonia (Montolmo), 1957;
Emanuela Sansoni, La legislazione del 1866-67 sulle Corporazioni religiose. Il caso di Pausula, Milano, Codex, 2009;
M. G. Pancaldi, Documenti per la storia di un “territorio di confine”, in Studi maceratesi, 25, Macerata 1991.
Consistenza archivistica
230 pergamene; 252 volumi; 24 buste.
Contenuto
La documentazione conservata nell’archivio storico del Comune oggetto di questo inventario copre un arco cronologico che va dal 1156 al 1860.
L’archivio contiene un fondo diplomatico di 230 pergamene e una raccolta di volumi in cui sono rilegati i documenti più antichi (consigli e statuti); questa raccolta parte dall’anno 1434.
I documenti precedenti a quella data pare siano stati distrutti dal fuoco.
Del periodo 1434-1800 circa non è rimasto alcun carteggio, a parte un fascicolo contenente carte di anni diversi, salvate dall’umidità.
Del periodo napoleonico rimane un modesto carteggio e una serie di registri di protocollo, anch’essi lacunosi perché macerati dall’umidità del deposito in cui erano stati conservati.
Storia archivistica
L’ordinamento e l’inventariazione dell’archivio storico comunale di Corridonia sono stati eseguiti dal padre cappuccino Giacinto Pagnani nel 1960 su richiesta del Comune.
Scrive Pagnani:
“L’archivio di Corridonia dormiva i suoi sonni tranquilli in una sala del vecchio palazzo comunale quando, nell’imminenza della visita di Mussolini (1936) fu repentinamente svegliato e fatto sloggiare perché nella sala o nelle sale adibite ad archivio doveva ‘figurare’ una scuola per radiotelegrafisti.
I documenti e tutto il materiale furono caricati su carrette ribaltabili e rovesciati nella pubblica piazza donde, a bracciate, vennero trasportati in un vano che gira su tre lati attorno alla colonna centrale dell’acquedotto.
Il recente conflitto ha impedito di sistemare i documenti e intanto, soprattutto nel periodo successivo al passaggio del fronte, i cercatori di francobolli poterono senza troppa fatica entrare nei locali e manomettere tutte le carte in cui poteva esserci incollato un francobollo.
Quando ci è stato affidato il lavoro, noi ci siamo trovati di fronte a due enormi mucchi di carta. Nei registri e nelle cartelle addossati alle pareti dell’acquedotto o a contatto con il pavimento si era creato un principio di putrefazione e dissolvimento.
Fortunatamente si trattava dell’archivio più recente (1808-1890 circa). Le pergamene e i registri più antichi, tra cui gli atti consiliari che hanno inizio con il 1434, erano stati opportunamente posti in luoghi più sicuri e più asciutti.”
L’ordinamento dell’archivio si articola su tre branche:
Pergamene; Volumi e Registri; Cartelle.
Si può dire che ogni branca rappresenti un’epoca:
- nelle pergamene sono conservati i primi atti della vita del Comune;
- i volumi cartacei iniziano dalla prima metà del XV secolo e raccolgono le delibere comunali;
- le cartelle iniziano con il Governo Napoleonico (1808) e rappresentano un ordinamento per anni e categorie.
Progetto sostenuto dalla Regione Marche - Assessorato alla Cultura